La presidenza dei droni
Viene da chiedersi quale sarà la costante che farà ricordare agli storici l’Amministrazione di Barack Obama. Per ora, è facile dirlo. Non sono le misure per l’economia o la lotta alla disoccupazione o i tagli al budget e nemmeno l’ambiziosa riforma della sanità: questa è la presidenza dei droni. Il settore che non va mai in crisi.
19 AGO 20

Viene da chiedersi quale sarà la costante che farà ricordare agli storici l’Amministrazione di Barack Obama. Per ora, è facile dirlo. Non sono le misure per l’economia o la lotta alla disoccupazione o i tagli al budget e nemmeno l’ambiziosa riforma della sanità: questa è la presidenza dei droni. Il settore che non va mai in crisi. Ieri il Washington Post aveva uno scoop sull’ennesima espansione (dopo la Libia) del programma misto di Cia e militari per raggiungere con i velivoli senza pilota altri, nuovi angoli del pianeta. Una base segreta è in costruzione nella penisola arabica, per sorvolare e attaccare i terroristi in Yemen – dove altri droni sono già in azione. Un’altra sarà costruita in Etiopia, alleato riluttante ma così convenientemente vicino alla Somalia infestata soprattutto a sud da uomini di al Qaida.
Un’altra base è già alle isole Seychelles, ufficialmente per ospitare droni che pattuglieranno l’Oceano indiano contro i pirati, ma si sa – dice il comandante della base più invidiata delle forze armate americane – “questi aerei possono anche bombardare”. Le basi sono posizionate in modo che il raggio d’azione dei loro droni si sovrapponga leggermente, in modo da creare una copertura totale per le missioni di bombardamento. Non è esattamente un punto della campagna elettorale che si era ascoltata nel 2008. Del resto, la Casa Bianca ha avuto prove fin troppo buone sull’efficacia della sua campagna dall’alto in Pakistan, dove da anni i droni smantellano al Qaida un pezzo alla volta. Con Bush c’era una missione al mese, oggi i raid sono quotidiani. L’antiterrorismo efficace non ha colori politici, quando funziona si alza il ritmo.
Un’altra base è già alle isole Seychelles, ufficialmente per ospitare droni che pattuglieranno l’Oceano indiano contro i pirati, ma si sa – dice il comandante della base più invidiata delle forze armate americane – “questi aerei possono anche bombardare”. Le basi sono posizionate in modo che il raggio d’azione dei loro droni si sovrapponga leggermente, in modo da creare una copertura totale per le missioni di bombardamento. Non è esattamente un punto della campagna elettorale che si era ascoltata nel 2008. Del resto, la Casa Bianca ha avuto prove fin troppo buone sull’efficacia della sua campagna dall’alto in Pakistan, dove da anni i droni smantellano al Qaida un pezzo alla volta. Con Bush c’era una missione al mese, oggi i raid sono quotidiani. L’antiterrorismo efficace non ha colori politici, quando funziona si alza il ritmo.